mercoledì 14 luglio 2010

abitare 2.0, ovvero: ricordati di parlare con gli sconosciuti

Pazzi, dissi io. Voi non sapete! Il silenzio cresce come un tumore.
Paul Simon & Art Garfunkel

Putacaso che vi vogliate costruire una casa. A chi vi rivolgete?
Certo; a qualcuno che vi dia i soldi per farlo. Ma poniamo per assurdo che voi questi soldi li abbiate già o sappiate dove trovarli. Non molti, ma una cifra ragionevole per pensare di poter far partire il monumentale meccanismo economico e amministrativo.
Non conoscete architetti (strano! In Italia stanno diventando una consistente percentuale della popolazione attiva!) né tecnici comunali, e non avete cugini che fanno i muratori e che pensano a tutto loro. Di certo vorreste nella vostra casa una piscina, un bagno turco, un salone per organizzare feste e concerti, qualcuno che vi prepari la colazione e qualcuno che vi tenga i bambini mentre siete al lavoro. Se Redford non ha ancora fatto proposte indecenti a voi o a vostra moglie tutto questo potrebbe restare una pia illusione.
Però, invece di rassegnarvi, potreste affidarvi al web 2.0. Non si tratta di una società di progettazione ma di una nuova modalità di utilizzare internet così diffusa da far pensare che la rete (web) stia provando a cambiare il mondo per la seconda volta (2.0) nell’arco di pochi anni.
In realtà il concetto è piuttosto semplice da spiegare: ci si è accorti che molta gente usa internet per comunicare e condividere quello che fa e che conosce. Non è una grande rivoluzione! Fino a pochi anni fa in tutto il mondo ci si trovava al bar e si faceva a gara a chi la sparava più grossa e poi si chiedeva a qualcuno se conosceva un bravo architetto e se era caro e, in poche parole, si comunicava. Per molti di noi è ancora così.
La differenza di comunicare con internet è che il bar in questione è davvero grande! E poi c’è il vantaggio non secondario di poter andare a vedere cosa succede e cosa si dice senza essere visti, a tutto vantaggio di chi è un po’ timido o diffidente. La cosa più straordinaria di questo fenomeno è che, oltre a usare la rete per chiacchierare o chiedere informazioni al barista (i siti istituzionali, attualità, i negozi, ecc.) moltissime persone riversano in rete tutto quello che sanno, che pensano, che vogliono, e tutto questo sapere, grazie a vari sistemi di catalogazione, è facilmente disponibile.
Lo strumento 2.0 più strabiliante è wikipedia, l’enciclopedia su cui ognuno di noi può scrivere e tutti possono correggere quello che gli altri hanno scritto se non lo ritengono esatto. Siete esperti di tappi metallici di birre irlandesi o di come si restaurano i violini del ‘700? Potete scrivere la vostra voce sull’enciclopedia più grande del mondo, che funziona in moltissime lingue, compreso l’italiano, e su cui è veramente difficile trovare che qualcosa non c’è.
Io carico tutte le fotografie che faccio su un sito che si chiama flickr e, quando ho bisogno di un immagine di qualcosa che sta dall’altra parte del mondo, o anche solo di un bello sfondo per il mio computer, so che qualcuno ha fatto come me e quasi sicuramente lì troverò quello che cerco.
Ho un amico che compra magliette ionizzanti (!!) neozelandesi da uno sconosciuto di Macao e un altro che si sta maledicendo ancora adesso per aver comprato un cellulare che gli hanno spedito dagli Stati Uniti con il dizionario cinese preimpostato. Questo è possibile grazie al più grande mercato del mondo che è diventato ebay.
Pensate che tutto questo abbia poco a che fare con la vostra nuova casa? Per cominciare su secondamano potete trovare qualcuno che vi regala i suoi mobili vecchi, ma soprattutto su cohousing vi spiegano un modo per farvi una casa che, almeno per l’Italia, non è per niente usuale.
Il principio che sta alla base del cohousing è: l’unione fa il risparmio. Alla base c’è un gruppo di persone che si mettono d’accordo (!!! qui sta l’aspetto rivoluzionario !!!) per condividere i servizi delle loro abitazioni. Come ci insegnano le abitazioni popolari di inizio ‘900 l’economia di una residenza collettiva sta proprio nel ridurre al minimo le parti private, interne agli alloggi, e di condividere il più possibile quello che si pensa possa essere condiviso, frazionando così sia i costi di realizzazione che quelli di gestione. E’ esemplare, anche architettonicamente, il caso di sargfabrik (ricavato in una fabbrica di bare dismessa) a Vienna, dove sono condivisi tutti i servizi che ho elencato ad inizio articolo, compresa piscina coperta e bagno turco. Il vantaggio ulteriore di trovarsi in una grossa città viene dal fatto che alcuni servizi, come l’asilo o il bar, possono essere aperti anche agli abitanti del quartiere in certe ore e giorni, ripagandosi, in pratica, da soli.
Se pensate che tutto questo sia per gente un po’ strana, potete andare, il prossimo ottobre, a verificare cosa succede in un incontro per fondare un cohousing a Cossato (BI), dove un gruppo di persone non più giovani nel corpo ma con una mente nel futuro, sta cercando, sotto il nome di progetto acquarius, di ristrutturare una villa neocalssica immersa in un grande parco per trasformarla in 40 unità abitative.
Una volta che si accetta l’idea che condividere le cose permette di avere più cose, e che rinunciando al televisore al plasma tutto per sé, si può avere una piscina sotto casa, ci si apre davanti agli occhi il mondo 2.0, in cui parlare con gli sconosciuti sembra essere una buona cosa. Però se non avete internet cominciate lo stesso a parlare con i vicini: se vi capitasse di aver bisogno dello zucchero?

www.cohousing.it
www.sargfabrik.at

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