giovedì 9 giugno 2011

nella vecchia azienda agricola, icola, icola, icola

Non fermarmi adesso
perché mi sto divertendo così tanto
e non voglio smettere per niente
    Queen, don't stop me now

Le generalizzazioni sono quelle cose che ci fanno avere un'opinione su qualche cosa che non conosciamo.
E' uso e costume avere opinioni anche su argomenti che non ci interessano per niente: ci sono reti televisive che organizzano il loro palinsesto sulla questua di ogni tipo di pareri raccolti per le strade.
Dal momento che farsi un'idea sensata è faticoso ed il microfono del giornalista che ci chiede insistentemente la nostra opinione è lì, pressante, narciso ed imbarazzante, rispondiamo sputacchiando frasi sconnesse come una rapsodia di Gershwin pensando così di mettere agli atti una volta per tutte la nostra identità.

Il contrario della generalizzazione è l'approfondimento, la conoscenza, e quindi l'opinione fondata su un sapere piuttosto che sull'impulso di un attimo.
Non so prima, perché non c'ero, ma negli ultimi 4000 anni la trasmissione e la diffusione della conoscenza sono sempre state controllate da pochi eletti, i quali, di solito, se ne sono approfittati... Anche nell'ultimo secolo, che sembrerebbe essere stato la culla del liberalismo, in realtà la diffusione delle idee è sempre stata vincolata a chi aveva il controllo del supporto: le case discografiche per il vinile e poi i cd; gli editori per la stampa su carta e soprattutto la distribuzione di romanzi, saggi e giornali; i presidenti del consiglio per le televisioni...
Negli ultimi 20 anni di progressiva diffusione di internet si è potuta sviluppare una liberazione dai tradizionali strumenti di diffusione culturale: la rete è un luogo in cui lo spazio è stato annullato ed io posso accedere a tutte le opinioni del mondo in un solo istante.

Il problema è però sempre lo stesso: a chi mi rivolgo per costruire il mio sapere per poi produrre un'opinione sensata? Come scelgo la gerarchia degli argomenti che leggerò sul mio schermo? Prima sarei andato in libreria, in biblioteca, dal parroco o avrei semplicemente chiesto ad un amico o un genitore.
Oggi uso un motore di ricerca.
E' inutile spiegare quanto sia importante che l'algoritmo matematico che sta alla base dei più diffusi motori di ricerca RIMANGA SEGRETO. Scoprire il modo per far sì che il proprio nome o prodotto esca sempre al primo posto della lista di una ricerca su google offrirebbe un potere esagerato. Esiste un vivace dibattito sul tema della neutralità di Google (che al momento gestisce circa 2 milioni di ricerche al minuto in tutto il mondo !!); in molti tengono d'occhio la società di Mountain View dove, sempre più spesso, si devono prodigare nel dimostrare l'imparzialità dei loro servizi.
Però, come la ricetta della CocaCola è segreta ma non possiamo negare che contenga acqua e zucchero, allo stesso modo non si può eludere il fatto che alla base delle gerarchie delle ricerche di Google ci sia la quantità di collegamenti che indirizzano verso un argomento (se 10000 articoli trattano di Marco Pozzo, presidente del consiglio comunale di Savona, e solo 1 porta al sottoscritto - sigh.. - inevitabilmente sarà il primo ad essere in cima alla lista).

Non ci è voluto molto perché qualcuno capisse che ci si poteva fare del denaro e quindi sono nate le content farm che non sono altro che “coltivazioni” intensive di parole. Se voi avete un'attività di pedicure per gatti e volete che ricercando la parola “gatto” la vostra azienda appaia fra le prime della lista vi rivolgete ad una di queste società (pagando fior di dollaroni!!) che metterà in movimento i proprii scrittori inondando la rete di articoli che collegano sapientemente il vostro nome con il termine GATTO.


La principale di queste “fattorie” può arrivare a produrre ogni giorno più di 30000 articoli che, per statuto, non richiedono buon senso né capacità letterarie... Gli scrittori arrivano a produrre 5 pezzi al giorno che renderanno 15$ ciascuno e voi scalerete posizioni in rapporto a quanto siete disposti a sborsare. Si produce immondizia culturale in cambio di visibilità (e quindi ritorno pubblicitario) ingannando il motore di ricerca e chi ne fa uso.
Google dice di aggiornare in continuazione i parametri di ricerca in modo da evitare queste deviazioni ma rimane il timore che, a causa di questo spamming culturale, la rete diventi, come la televisione, un luogo dove è scoraggiante cercare dei contenuti.


Se però volete essere certi di trovare dei contenuti (??) nella loro forma più pura e incorruttibile (??!) allora dovrete rivolgervi a quei buontemponi di dead drops: quando la rete diventa troppo facilmente manipolabile possiamo farne a meno e diffondere capillarmente le nostre idee nascondendole fisicamente nei muri. Basta una piccola memoria di massa USB, un po' di calce ed una consenziente fessura in un muro della nostra città. Nessuno si accorgerà di quella piccola sporgenza tranne chi avrà trovato le sue precise coordinate su deaddrops.com e potrà collegare il proprio computer per controllare se sono state lasciate inestimabili opere d'arte o anche solo cosa si dice in giro...
Rock'n roll can never die.

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