Provate qui ad immaginare New York come la pagine di un libretto di istruzioni dal quale bisogna capire come muoversi...
... sia per esperti che per dummies.
The Cooper Journal: NYC as an interface
... Oggi che Google è diventato un oracolo, usarlo presuppone un atto di fede. Come ai piedi dell'Olimpo, non si dubita di una divinità: altrimenti ti fulmina. Ma Marchiori può e vuole farlo, perché l'oracolo-Google in fondo è una sua creatura. E perché questo oracolo oggi è il principale fornitore di conoscenze: le sue ricerche «servono il cibo per le nostre menti». Il ragionamento è chiaro. Qualsiasi sistema che dà informazioni, fa una selezione. Dobbiamo quindi diffidare anche di Google: la sua metrica non è neutrale. Come quella di tutti gli altri motori di ricerca. Per dimostrarlo non serve la matematica: basta la cronaca.«Su questo siamo rimasti indietro proprio per la velocità della rivoluzione tecnologica». Il legislatore ha molta strada da fare. Si chiede Marchiori: «Chi garantisce che il cibo dell'informazione non sia alterato? Chi controlla che non ci siano danni per la salute intellettuale? Chi deve fare i controlli sul cibo della mente?». Come per gli alimenti, non si può pensare che il dovere di fare i controlli sia a carico del consumatore finale. Diversamente, «nutrirsi di solo Google può essere dannoso».I prossimi anni saranno decisivi per capire se effettivamente la neutralità riuscirà ad essere preservata o se, come molti sospettano, vedremo la svolta commerciale di G.
Il matematico-sociologo si sente parte di un tutto. «Mi piace l'idea che la ricerca che faccio sia usata da altri e per tutti - spiega -. È la soddisfazione più grande. Se facessimo ricerca solo per noi stessi, il mondo sarebbe più brutto». Anche in questo caso la dimostrazione è nei fatti: «Se non ci fosse stato Google, forse la mia idea sarebbe rimasta nel cassetto». Poi confessa: «Il pre-algoritmo di Google non è stato la cosa migliore che ho fatto». Marchiori è pronto a inventare Google per la seconda volta? «Ho un'idea», ammette sorridendo.
Non ci è voluto molto perché qualcuno capisse che ci si poteva fare del denaro e quindi sono nate le content farm che non sono altro che “coltivazioni” intensive di parole. Se voi avete un'attività di pedicure per gatti e volete che ricercando la parola “gatto” la vostra azienda appaia fra le prime della lista vi rivolgete ad una di queste società (pagando fior di dollaroni!!) che metterà in movimento i proprii scrittori inondando la rete di articoli che collegano sapientemente il vostro nome con il termine GATTO.