giovedì 30 settembre 2010

scalfitture

“Sto imparando a volare, ma non ho ali
tornare a terra è la cosa più difficile.”


learning to fly, Tom Petty & the heartbreakers



Se noi decidessimo di fare dei sacrifici economici ed acquistare una delle poche e costose automobili elettriche che si trovano in vendita oggi, spinti da un irrefrenabile istinto ecologista, potremmo poi rimanere piuttosto delusi dallo studio recentemente pubblicato dall'EMPA (il Centro Ricerche sulla Scienza dei Materiali e lo Sviluppo Tecnologico del Politecnico di Zurigo).
Qui scopriremmo che, benché l'impatto ambientale della produzione e smaltimento delle batterie per l'accumulo di elettricità del nostro nuovo gioiellino sia assai più basso di quanto si pensava, in realtà potremmo, alla fine produrre più anidride carbonica e sostanze dannose di un normale motore diesel che ci sarebbe costato la metà!!
L'inghippo è semplice: noi non abbiamo il controllo sulla produzione dell'energia che consumiamo, che per la stragrande maggioranza è derivata dal petrolio. Quindi se l'elettricità che muove la nostra luccicante vetturetta arriva, invece che da una centrale idroelettrica, da una centrale a carbone o da una centrale nucleare di vecchia generazione (e con vecchia intendo anche quelle che si pensa di costruire in Italia nei prossimi anni) avremo, rispettivamente, un poderoso rilascio immediato di sostanze inquinanti o scorie radioattive da nascondere sotto il tappeto per alcuni secoli...
Certamente le cosiddette fonti alternative (eolico, solare, geotermico) non sono al momento in grado di soddisfare la domanda energetica, però questo non toglie che continuare ad investire in tecnologie che, non solo non hanno un futuro, ma perpetuano una condizione dannosa per gli esseri umani è quantomeno poco lungimirante (stupido?). anche se, in effetti, molto remunerativo per pochi....


I media collegano l'inquinamento da petrolio con il maggiore o minore uso delle automobili o con la scelta del combustibile per il riscaldamento della propria casa.
In realtà si consuma troppo petrolio quando si decide di usare un aereo invece che un treno, e questo è abbastanza evidente (per portare un singolo passeggero da milano a New York vengono prodotte circa 4 tonnellate di CO2 che è, più o meno, quello che emette la mia automobile in un anno); quando si lascia aperto il rubinetto dell'acqua mentre ci si lavano i denti (circa 30 litri che se ne vanno insieme a tutta l'energia che è servita ad estrarli, pomparli fino al lavandino e che servirà per smaltirli o, nel migliore dei casi, a depurarli); quando si compra l'insalata che è stata trasportata con un autocarro da 1000 km di distanza invece di comprarla dal proprio vicino; quando si compra la bresaola della valtellina o il culatello di zibello nella comoda vaschetta di plastica che è fatta con il petrolio; ecc.


Guardandosi in giro si riescono ad individuare due tecniche per riprendere il controllo sulla produzione dell'energia di cui abbiamo bisogno ogni giorno: le chiamerò hacking e diaspora.
Se cerco la traduzione di hacking, il termine che mi piace di più è intaccare, e per illustrarlo non trovo niente di meglio di un taglio di Lucio Fontana. Se si va a vedere il programma del meeting meno omologato di tutti che si è svolto a Roma nello scorso luglio, l'hackIT, si capisce che non è al solo mondo di internet e dell'elettronica che si dedicano gli hacker: i seminari vanno da “autocostruzione di pale eoliche” a “orti in città” passando per la crittografia quantistica (?!?)... La tecnica non è quella di arrestare lo sviluppo tecnologico (“... perché semplicemente non si può”) ma di intaccare il guscio che ci esilia dalle cose del mondo per renderci tutti attori consapevoli della sua evoluzione.
Diaspora ha un senso molto meno biblico di quanto sembri e indica un sito internet che, nato da pochi giorni, intende raccogliere tutti quelli che si sono resi conto del grande inganno operato dai gestori della più grande comunità di amici al mondo, facebook, che ha cambiato unilateralmente le regole sulla privacy, rendendo irreversibile, e più difficile da controllare, tutto il processo di donazione volontaria di preziosi dati personali che ogni generoso iscritto fa ogni giorno. In questo caso la tecnica consiste nell'autoesiliarsi da una condizione divenuta insostenibile e lasciare che la massa continui per la sua strada.


Entrambi questi atteggiamenti, evidentemente contraddittori, sono racchiusi in un movimento che, partito dal Regno Unito e oramai diffuso (troppo poco) in tutto il mondo, assorbe come una spugna ogni possibile soluzione per traghettare la società fuori dalla dipendenza dal petrolio.
Si chiama transition e sta diventando il punto di riferimento a scala globale per le piccole comunità (piccoli e medi comuni, o comunità di quartiere in città più grandi) che intendono progressivamente scollegarsi da un sistema energetico (e morale) che non consente il dialogo ed il miglioramento attraverso il confronto.
Le iniziative di transizione si distribuiscono fra l'hacking e la diaspora e vanno dalla creazione di orti e mercati comunitari, alla condivisione dei mezzi di trasporto, ai corsi di riparazione per allungare la vita degli oggetti (accompagnati dalla promozione dell'acquisto all'ingrosso di oggetti progettati per durare a lungo), fino alla creazione di una vera e propria economia locale parallela che si emancipa da quella fittizia e speculativa delle borse globali (illuminante la formula degli šcec per favorire i produttori e commercianti locali nei confronti della grande distribuzione).
Le città di transizione italiane sono ormai una quindicina (compresa L'Aquila per motivi evidenti) ma l'aspetto più importante è il consolidamento della rete informativa che le unisce a quelle del resto del mondo (compreso Giappone, Nuova Zelanda e Sudafrica).


PS: lo so che non si può andare a New York in treno...
...
...
per ora.

3 commenti:

  1. Parte 1 di 2

    Come hai detto, le auto elettriche "paradossalmente" producono quantità di gas inquinanti vicine a quelle delle auto ad alimentazione tradizionale, con la differenza che il fenomeno avviene in modo delocalizzato.

    In effetti in questa prossima fase di transizione (quella per affrancarsi dalla dipendenza dal petrolio), sembrerebbe che sulla carta, le più interessanti sarebbero le ibride Extended Range (ERV), apparentemente meno "ecologicamente pure" delle elettriche, ma di fatto realisticamente di gran lunga più efficaci sotto il profilo dell'impatto ambientale nell'immediato e, cosa che va di pari passo, estremamente più rapide nella potenziale diffusione in larga scala.
    Un esempio saranno le prossime Opel Ampera e Chevrolet Volt che verranno commercializzate già a partire dal 2011. Sono ibride ERV (Extended Range Vehicle), auto che bruciano carburante in un motore termico ma che è deputato solamente alla ricarica di un limitato gruppo di batterie e che è ottimizzato per questa funzione operando ad un regime di rotazione costante: la trazione è affidata esclusivamente ad uno o più motori elettrici. Il tutto permette di ottenere percorrenze stimate intorno ai 60 km/lt (di sporca benzina ...ma poca, molto poca). Saranno auto del tutto analoghe ad una qualsiasi vettura a motore a scoppio per estetica, autonomia e prestazioni (forse solo i costi saranno inizialmente di poco superiori, ma ben al di sotto di una elettrica "pura").

    Sui vari modi poi di intendere la natura e la misura dell' "inquinamento" è stata pubblicata un'infinità di materiale, ma giusto per non rimanere nel limbo generato dalle turbolente correnti dei media, resta da fare una precisazione su un dato rilevato negli ultimi 30 anni: nel 1978 nell'aria di Milano si misuravano 175 microgrammi al metro cubo di PM10, oggi si è scesi a 55. Vuol dire che anche le polveri ultrafini (sotto i PM2,5) hanno subito una diminuzione di tre volte a fronte di un aumento del parco circolante di veicoli di più del doppio.
    Per quanto riguarda la CO2, per generare elettricità per ricaricare le batterie di un auto a livello globale (processo definito "completo", quello cioè che si intende "dal pozzo alle ruote") se ne produce una significativa quantità, soprattutto se si usa molto carbone (a parte la Francia che ha un'alta percentuale di nucleare, i principali paesi come Germania, Olanda, Polonia, Usa, Cina, emettono valori medi da 100 a 180 g/km di CO2). Le "emissioni globali" di un moderno diesel (il più vituperato dalle amministrazioni comunali italiane), con l'avvento della diffusione delle diesel Euro 5 (già oggi commercializzate) ed Euro 6, si aggirano intorno ai 100 - 120 g/km di CO2. Il che le rende paragonabili o inferiori a quelle di un'elettrica (sic).

    P. Stark diceva che "l'ecologia dev'essere vissuta come un piacere/vantaggio, non come una punizione/privazione" ..un'idea potenzialmente ad alto rendimento perchè applicabile anche sulle masse prevalentemente indifferenti o non attivamente impegnate ...fino a pensare che un modo per raggiungere la sostenibilità ecologica potrebbe essere quello paradossale, di essere "conseguenza", effetto collaterale, di un comportamento che produce un oggettivo vantaggio individuale e non come effetto di una volontà originata da un'ideologia che, per quanto lodevole, in termini di azioni attive resta relegata ad un numero estremamente ristretto di individui (quindi a livello globale poco efficace).
    Continua...

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  2. Parte 2 di 2

    Quest'ottica nominalmente "paradossale" induce a ricercare soluzioni concettualmente (o in termini di principio) semplici ma profonde, a volte elementari ma rivoluzionarie ...anche se Munari ci ricorda che raggiungere la semplicità è un processo estremamente complesso ...a pensarci bene ci abbiamo messo secoli per mettere le rotelle sotto alle valige, i numeri progressivi per le code agli sportelli delle poste e un pezzo di nastro adesivo sul sacchetto delle Macine del Mulino Bianco.

    E' un processo che ha a che fare con una cultura di fondo, ma non una cultura di matrice direttamente ambientalista, e neppure etica (potrebbero esserci tranquillamente forti prospettive commerciali), bensì più di origine pratica e (forse) meno miope. Lungimirante forse solo perchè efficiente nell'immediato-mirante ...ambientalista come effetto e non come causa.

    Forse nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente potremmo (o dovremmo) cercare di trovare alleati (inconsapevoli) nelle fila dei cosiddetti avversari, nei rampolli della Milano da bere, nei giovani rampanti, tra quelli che fanno tendenza e che poi vengono emulati: prima dagli altri consumatori poi, a catena, da interi settori di produzione (una sorta di eco-consumismo, probabilmente un eresia per gli ambientalisti puri).
    Si potrebbe cercare di liberarci dal filtro ideologico e, per fare un esempio estremizzato in tema di autovetture, proporre al consumatore non convertito ai mezzi alternativi, un apparente "ossimoro tecnologico". Un mezzo cioè che non tenda ad assomigliare ad un auto in odore di santità ambientalista e dallo spirito verde, ma che, pur possedendo caratteristiche spiccatamente eco-compatibili, anzi persino eco-vantaggiose (vedi i sistemi ERV), abbia più l'aspetto, il carattere e la valenza sociale di un SUV (classe di vetture che ha avuto - piaccia o no - un incremento straordinario per quantità di produzione e varietà di modelli, a dispetto della sua sostanziale inutilità specifica); un veicolo che, a personale giudizio dei suoi acquirenti, sia in grado di contribuire alla qualità della vita, ma che sia contemporaneamente in grado di contribuire alla qualità ambientale ...anche nel caso i fortunati possessori non ne fossero al corrente.

    Freud diceva che il denaro non dà la felicità perchè non è un desiderio infantile. Il gioco quindi potrebbe essere semplice: se volgiamo fare una scelta adulta dobbiamo spingere il consumatore a fare una scelta infantile: non raccontiamo al mercato che quel SUV è (principalmente) un'auto ecologica e virtuosa, raccontiamo solo che è alto, grosso e va dappertutto ...anche se in realtà non sarà più nè tanto alto, nè tanto grosso e se sappiamo benissimo che dovrà portare il conducente solo fino a davanti alla scuola di suo figlio per poter mettere una gomma formato extra large sul cordolo del marciapiede

    ...insomma, me lo compro anche se è ecologico

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